Come una duchessa del Quattrocento contribuì alla nascita del primo libro stampato in inglese
Negli anni Settanta del Quattrocento, Bruges era una città vibrante, un centro di commercio e scambio. Ed è proprio qui che troviamo una delle figure femminili più interessanti del periodo, profondamente legata al mondo dei libri.
Il suo nome è Margherita di York, sorella del re Edoardo IV e del futuro Riccardo III. Sposa Carlo il Temerario, duca di Borgogna, e avrà un ruolo tutt’altro che passivo nella vita culturale della corte borgognona.
Negli stessi anni, tra i mercanti e gli emissari che animavano la città, compare anche William Caxton, un inglese impegnato in un progetto ambizioso: stampare libri nella sua lingua. Non era un’impresa semplice. Tradurre testi complessi dal francese all’inglese era un processo lungo e spesso frustrante, tanto che Caxton stava per abbandonare il lavoro. A questo punto interviene Margherita di York.
L’incontro che cambiò la storia: Margherita e William Caxton
Quando la duchessa convoca Caxton ed esamina il suo lavoro su un testo dedicato alla guerra di Troia, non si limita a incoraggiarlo. Legge attentamente la traduzione, individua degli errori e lo spinge a correggerli e a portare a termine l’opera.
Il risultato sarà la pubblicazione del The Recuyell of the Histories of Troye, una raccolta delle storie di Troia, considerato il primo libro stampato in lingua inglese.

È un momento cruciale. Non solo per l’innovazione tecnica, ma per l’intervento umano: quello di uno sguardo critico, attento e determinato, quello della duchessa di Borgogna.
Il ruolo di Margherita come mecenate è tutt’altro che passivo. Interviene direttamente sui testi, li legge, li valuta e contribuisce a dar loro forma. In questo senso, la sua figura si avvicina più a quella di una collaboratrice attiva che a quella di una semplice sostenitrice.
Una mecenate alla corte di Borgogna
Ma la sua influenza va ben oltre il rapporto con Caxton. Quando arriva in Borgogna, entra in una corte già nota in tutta Europa per la sua ricca cultura letteraria e per i suoi manoscritti di grande pregio. Suo suocero, Filippo il Buono, e suo marito Carlo il Temerario avevano entrambi sostenuto la produzione di libri e la costruzione di importanti biblioteche.
Margherita non solo si inserisce in questo contesto, ma lo espande. Diventa promotrice di scribi, traduttori, miniatori e artisti. I libri alla corte di Borgogna non sono semplici strumenti di apprendimento: sono simboli di prestigio, veicoli di devozione ed espressione di identità culturale.
L’estetica del potere: miniature e pergamena
Tutti i libri associati a Margherita sono di altissima qualità, prodotti su pergamena e decorati con miniature dettagliate. Tra gli artisti che sostiene troviamo Simon Marmion, celebre per opere riccamente illustrate come The Visions of Tondal, commissionata proprio dalla duchessa, un testo spirituale che sopravvive oggi come preziosa copia miniata.

Un aspetto particolarmente interessante è che i libri potevano essere modificati e personalizzati nel tempo. Un esempio è il Libro d’Ore, originariamente appartenuto alla prima moglie di Carlo il Temerario, che venne adattato per Margherita con nuove immagini. Questo dimostra come i libri potessero trasformarsi insieme ai loro proprietari, riflettendo nuove identità e nuovi contesti.
Margherita dimostra anche una forte attenzione alle innovazioni artistiche del suo tempo. Alcuni dei suoi manoscritti presentano elementi del nuovo stile naturalistico che si stava diffondendo nei Paesi Bassi e in Europa alla fine del XV secolo, con bordi decorati da piante e animali resi con grande precisione. Questo suggerisce che la duchessa non fosse solo una collezionista, ma una vera promotrice di nuove tendenze artistiche.
Fede e identità: la biblioteca devozionale
La sua biblioteca rivela inoltre un altro aspetto fondamentale della sua identità: il profondo legame con la letteratura religiosa. Molti dei suoi libri sono di natura devozionale, tra cui libri di preghiera, testi meditativi e opere di istruzione spirituale. Dimostrare devozione attraverso la lettura, il mecenatismo e la donazione di libri religiosi era parte integrante del suo ruolo e della sua immagine pubblica.
Il suo sostegno si estende anche alle istituzioni religiose. Supporta comunità come le Clarisse di Gand, spesso attraverso la donazione di libri. Questi gesti non erano solo espressioni di fede, ma rientravano in una più ampia tradizione di mecenatismo aristocratico, rafforzando i legami tra il potere politico e le comunità religiose.
Ricostruire un tesoro perduto
Gli studiosi hanno cercato per decenni di ricostruire la biblioteca di Margherita, mettendo insieme manoscritti sopravvissuti e documenti. Anche se solo una parte della collezione è arrivata fino a noi, sappiamo che i libri a lei collegati possono essere suddivisi in diverse categorie: quelli commissionati, quelli ricevuti in dono, quelli posseduti senza prove chiare di acquisizione, quelli donati ad altri e quelli oggi perduti ma legati al suo mecenatismo.
Questa varietà mostra come i libri circolassero all’interno della sua rete non solo come oggetti personali, ma anche come doni diplomatici e segni di appartenenza culturale.
Le origini di una passione: l’educazione di Margherita
Ma da dove nasce questa passione per i libri?
Per comprenderlo, bisogna tornare alla sua educazione. Sua madre, Cecily Neville, duchessa di York, era nota per la sua rigorosa devozione religiosa. È probabile che Margherita sia cresciuta in un ambiente in cui la lettura e la pratica spirituale avevano un ruolo centrale.

Osservando la sua biblioteca, possiamo ipotizzare un equilibrio tra questa eredità familiare e le sue scelte personali. La personalizzazione di alcuni libri suggerisce infatti un coinvolgimento diretto e consapevole nella propria esperienza devozionale.
Quello che colpisce di Margherita è proprio questo: non è solo una figura di passaggio nella storia del libro, ma una protagonista attiva, capace di influenzare ciò che veniva letto, prodotto e conservato.
Conclusione: un’eredità tra manoscritto e stampa
Margherita di York occupa una posizione affascinante in un momento di grande trasformazione culturale. Si trova all’incrocio tra manoscritto e stampa, tra tradizione inglese e borgognona, tra potere politico e devozione personale.
Il suo intervento nel lavoro di Caxton contribuì alla nascita del primo libro stampato in inglese, mentre il suo sostegno ad artisti e scribi favorì la diffusione della cultura manoscritta.
La sua storia ci ricorda che la storia del libro non riguarda solo innovazioni e tecnologie, ma anche le persone: lettori, mecenati e collaboratori che hanno contribuito a dare forma a ciò che leggiamo ancora oggi.
